Elettroliti in soluzione (1)
GENERALITA' Definizioni:
Secondo la prima legge di Ohm (1827), l'intensità della corrente elettrica che attraversa un conduttore (cioè la quantità di carica elettrica che attraversa una sua sezione in un secondo) è funzione diretta della differenza di potenziale (d.d.p.) applicata ai suoi capi e risulta inversamente proporzionale alla resistenza del conduttore stesso (vedi prima equazione in fig. seguente).
In termini qualitativi, si può pensare alla resistenza elettrica come quella proprietà che esprime l'opposizione del materiale a farsi attraversare dalla corrente elettrica.
La resistenza elettrica si misura in Ohm ( ![]() Questa grandezza esprime, pertanto, la capacità di un materiale,
in virtù della sua costituzione interna, a farsi attraversare dalla corrente elettrica. La sua unità di misura viene espressa in Ohm reciproci o Siemens ( Tipi di conduttori: Definiamo due
tipi di conduttori: quelli di prima e quelli di
seconda specie. La seconda legge di Ohm Esprime la Resistenza in funzione della geometria tridimensionale del materiale in uso. Afferma che la resistenza elettrica è proporzionale alla lunghezza ed inversamente proporzionale alla sezione del conduttore (paragone idraulico)
La costante di proporzionalità ![]() ![]() viene espressa in In elettrochimica spesso si preferisce utilizzare la conduttanza al posto della resistenza e, di conseguenza, la conduttanza specifica (γ = "gamma") al posto della resistenza specifica: ![]() La conduttanza specifica γ, detta anche Conduttività (o talvolta, impropriamente a mio parere, Conducibilità), è l'inverso della resistenza
specifica e rappresenta quindi la conduttanza
dell'unità di materiale. La sua unità di misura usualmente è
Soluzioni di elettroliti Si definiscono elettroliti tutte quelle specie chimiche che in soluzione, per interazione con il solvente, portano allla formazione di entità dotate di carica elettrica definite come ioni (La dissociazione elettrolitica secondo Arrhenius). (i biologi sono interessati soprattutto alle soluzioni acquose, i chimici non hanno preferenze). Ecco alcuni esempi di sostanze classificate in base alla capacità di produrre ioni in soluzione acquosa (vedi esempio illustrativo):
Una sostanza che si comporta da elettrolita "forte", appena viene sciolta in soluzione,
viene dissociata per interazione con il solvente quasi totalmente in ioni, moltiplicando per un
coefficiente intero ( Nel caso di un elettrolita "debole", la produzione di ioni risulta inferiore rispetto agli elettroliti "forti" (dissociazione parziale secondo Arrhenius) e l'incremento del numero di particelle presenti in soluzione ed estranee al solvente dipende dal grado di reazione dell'elettrolita con il solvente (grado di dissociazione secondo Arrhenius). Il grado di dissociazione, usualmente indicato con la lettera greca "α",
quando non viene espresso in termini percentuali, è inteso come il rapporto tra il numero di molecole dissociate e quelle presenti nel caso in cui non si verificasse dissociazione (ovvero le molecole inizialmente immesse in soluzione). In virtù di questa definizione, il numero "α" può assumere valori nell'intervallo (0 ÷ 1); tale valore, se moltiplicato per 100 indica la percentuale di molecole dissociate e assume valori nell'intervallo (0 ÷ 100). Il valore nullo si riferisce ai non elettroliti. Valori via via crescenti di α indicano elettroliti che vengono dissociati sempre di più fino al valore limite unitario che indica dissociazione totale.
La relazione esistente tra il grado di dissociazione di un elettrolita binario AB e la costante di equilibrio, ricavabile mediante il consueto schema utilizzato per gli equilibri, è la seguente: ![]()
![]() Il grafico seguente è lo stesso del precedente ma riporta la scala delle concentrazioni dell'elettrolita in un intervallo più ristretto (da zero a 0.01 molare): ![]() La forza di un elettrolita, in virtù del fatto che l'entità della dissociazione (il grado di dissociazione) dipende dalla sua concentrazione, allo scopo di poter effettuare confronti inequivocabili tra elettroliti diversi, viene espressa dal valore della costante di dissociazione dell'elettrolita nello specifico solvente. NOTA: Una sostanza, quando è "sciolta" in un solvente, subisce la sua aggressione chimica che induce, con modalità diverse per sostanze diverse, la separazione in ioni. In pratica non si tratta di semplice dissociazione ma di una reazione con il solvente che, per motivi di semplicità e per la sua picolissima variazione spesso non si trascrive negli schemi. In realtà anche il solvente subisce modificazioni a causa del soluto nonostante quest'ultimo sia presente in piccola quantità. In altri termini si potrebbe parlare di grado di reazione al posto di grado di dissociazione.
Proprietà colligative ed elettroliti Come è noto le proprietà colligative dipendono dal numero di particelle in soluzione e non dal loro tipo. Nel caso di una specie che viene dissociata dal solvente o produca ioni (un elettrolita), si verifica un aumento della concentrazione in particelle. Questo fatto induce un'alterazione nel valore della proprietà rispetto al caso in cui non si ipotizzi il fenomeno dissociativo o produzione di ioni. Nel caso di un elettrolita forte (la cui dissociazione può essere considerata completa) la concentrazione totale in particelle sarà data dalla concentrazione formale dell'elettrolita moltiplicata per il coefficiente
Per il generico elettrolita che produce
La precedente espressione ha un carattere generale ed è valida sia per elettroliti forti (α = 1) che deboli (0 < α < 1) e persino per i non elettroliti (α = 0). Alla luce di quanto detto le proprietà colligative vanno corrette con il cosiddetto coefficiente di van't Hoff (i) nel modo seguente:
Le precedenti espressioni forniscono l'opportunità, qualora sia misurata sperimentalmente la proprietà colligativa in questione, di calcolare il grado di dissociazione dell'elettrolita stesso. ESEMPIO:
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